domenica, 27 aprile 2008
Oltre 50 mila spettatori e 1100 accreditati:
bilancio-record per l’edizione del decennale!
Podio tutto giapponese agli Audience Awards.
C’è un’immagine, un fotogramma, che sintetizza perfettamente il valore di Far East Film e del suo decimo anniversario: l’emozionante sorpresa con cui Johnnie To, Wai Kai Fai e il dream team della Milkyway hanno simbolicamente ringraziato il festival, primo artefice occidentale del loro successo, donando a Sabrina Baracetti e Thomas Bertacche un’effige di cristallo con impresse le mani di To e Wai, in perfetto stile walk of fame, assieme alla scritta «Per celebrare dieci anni di amicizia con Far East Film».
Tempo di bilancio, dunque, per il festival. E se parlare di edizione-record, ormai, è un avvenimento del tutto abituale, automatico, trovarsi a parlarne dopo dieci anni è davvero qualcosa di più: è un autentico record nel record, sia sul piano del puro successo che sul piano della continuità progettuale, culturale, qualitativa. E, naturalmente, anche quantitativa.
Le cifre? Eccole: il festival udinese, quest’anno, ha oltrepassato la soglia dei 50 mila spettatori raccogliendo anche il maggior numero di adesioni mai piovuto sulla manifestazione: 1100 presenze da una decina di paesi (dagli Stati Uniti alla Repubblica Ceca), senza ovviamente dimenticare i quasi 200 giornalisti e i 42 rappresentanti di festival internazionali (il bookshop, vale la pena di sottolinearlo, ha venduto circa 1500 pezzi tra libri e Dvd, con picchi di preferenza per i nomi cult come Miike Takashi e Johnnie To).
mercoledì, 19 aprile 2006
Ottava edizione ma nono anno (considerando la rassegna organizzata al cinema Ferroviario e dedicata ad Hong Kong) di vita per il Far East Film Festival, che domani sera aprirà i battenti al Teatro Nuovo Giovanni da Udine e al Visionario.
Per nove giorni, la manifestazione organizzata dal Centro espressioni cinematografiche tornerà a proporre un’ampia vetrina sulla cinematografia dell’Estremo Oriente, confermandosi come uno dei migliori appuntamenti a livello mondiali, a detta dei critici ed esperti italiani ed esteri, ma anche come evento capace di proiettare la città su una dimensione internazionale mai avuta in passato.
A differenza di altre manifestazioni locali (da Friuli Doc ai premi Nonino e Terzani) il Far East Festival riesce da una parte ad attirare l’attenzione del territorio e dall’altra a proporsi come momento di confronto con l’unica cinematografia (cinese, giapponese e coreana soprattutto) in grado di fare concorrenza ad Hollywood.
Manifestazione nata interamente in Friuli, il Feff di anno in anno ha visto svilupparsi non solo l’attenzione dei media internazionali, ma anche crescere professionalità locali in grado di confrontarsi, nel settore e non solo, con i grandi centri quali Venezia, Bologna, Roma, Berlino e Cannes.
A confermarlo, sono anche i numeri di questa ottava edizione. Un migliaio sono già le persone – studenti, addetti ai lavori e giornalisti – accreditate mentre la macchina organizzativa che ogni fine aprile trasforma il Teatro Nuovo in un palazzo del cinema capace di vivere quasi 24 ore al giorno coinvolge un centinaio di volontari accanto a quasi settanta persone impegnate in tutti i compiti che un evento del genere comporta: tecnici, proiezionisti, addetti all’ospitalità, all’ufficio stampa, alla cura dei cataloghi e degli allestimenti sono interamente Made in Friuli. Giovani, e meno giovani, che di anno in anno si sono aggiunti al nucleo storico dei responsabili del Cec che quasi dieci anni fa hanno scommesso su questo evento.
Il festival non è costituito solo dai 73 film che saranno proiettati da mattina a notte fonda (i diritti di alcuni di questi sono già stati venduti in Italia per la distribuzione nelle sale commerciali o nel mercato dell'’home video) ma anche da incontri con i quasi sessanta ospiti provenienti dall’Estremo oriente, da manifestazioni collaterali e da feste notturne che si terranno (oltre che al Visionario e nei locali del centro Provinciali e Madrid) anche nello Spaziocinema Ariston di via Aquileia. Una sala storica per la città, riaperta per l’occasione alla musica e ai video musicali.
Se ciò non bastasse per comprendere l’importanza del festival, ecco i ritorni economici per Udine: trenta sono i ristoranti e osterie convenzionate con il Feff, che proporranno menù su misura delle decine di migliaia di spettatori previsti, molti dei quali alloggeranno negli alberghi del capoluogo e dintorni. Un evento culturale che è anche una risorsa per le attività commerciali della città.
venerdì, 22 aprile 2005
L'anno zero del Feff è il 1998. Il Centro espressioni cinematografiche inizia l'esplosazione del pianeta cinematografico dell'Estremo Oriente, partendo dalla britannica Hong Kong. L'hang over deve ancora giungere nella metropoli (oltre 7 milioni di abitanti) dove nell'800 sbarcarono i soldati della Reale Marina di Sua Maestà la regina Vittoria.
Un'enclave, molto più potente della vicina Macau, serbatoio della finanza mondiale, dove si parla il cantonese e non il mandarino. Dove l'architettura moderna si è sbizzarrita in altezza e che vanta uno skyline da favola.
E dove la cinematografia all'epoca produceva ancora un centinaio di pellicole all'anno. Sabrina Baracetti, Lorenzo Codelli sono gli esploratori, guidati da Derek Elley, che avviano i primi contatti a HK, portando a casa pellicole, ospiti, impegni. Molta sorpresa da Oriente per questa rassegna europea e molta disponibilità.
Il catalogo viene curato per la parte grafica da Alberto Cettul, grafico anarchico che ha disegnato anche il logo della manifestazione, splendido dragone cinese, e che sceglie di proporre la parte saggistica del catalogo, con schede dei film, abbinandola ai poster delle pellicole proiettate.
La sede dell'Hong Kong film festival è il cinema Ferroviario, poco più di 220 posti. L'ingresso è libero. E nei giorni accade l'imprevisto. La sala non basta a ospitare tutti gli spettatori, il sistema di prenotazione va in tilt. Tanto che una sera io stesso mi sono trovato costretto a tenere a bada le persone che volevano entrare anche a costo di rimanere in piedi o sedere per terra.
La fame di cinema asiatico è alta: il pubblico non si fa intimorire dalla lingua o dai volti orientali dei protagonisti. Action movie, storie d'amore, commedie e fantasy conquistano gli spettatori, più intelligenti di chi organizza la distribuzione cinematografica e televisiva in Italia.
"Il prossimo anno andremo al Teatro Nuovo" mi dice alla fine Thomas Bertacche, un altro sognatore del Cec.
giovedì, 21 aprile 2005
Il 1997, se ben ricordo. L'anno in cui, nella saletta di un hotel di Udine, alla serata conclusiva di un festival molto piacevole, io finii ubriaco a flirtare con una cicciona tedesca, mentre Trentamarlboro per riprendersi finì per immergere la testa in un immenso contenitore del ghiaccio, ormai sciolto, che fino a pochi minuti prima aveva ospitato una decina di bottiglie di vino. Colpa anche di un terribile liquore finlandese portato da un critico amico di Aki Kaurismaki.
La rassegna, organizzata da un Centro espressioni cinematografiche ospitato all'epoca nell'ex sede del Gruppo Tnt, era dedicata all'Eurowestern. Ritengo ancora che sia stata la migliore retrospettiva dei Western Made in Europe (dal cinema muto ad uno spagnolo contemporaneo e delirante) mai vista.
Chiedevo a Thomas cosa avrebbe riservato l'anno dopo Udineincontricinema (dopo i buoni successi con il cinema del '68 che portò ad una riscoperta di Tinto Brass, l'Italietta degli anni '50 con Alberto Sordi e altri protagonisti dell'epoca, varie ed eventuali che non ricordo).
"Stiamo pensando per il 1998 ad una rassegna sul genere Peplum" mi aveva risposto Thomas pochi giorni prima. Una rassegna che sarebbe venuta prima della riscoperta del genere (Il gladiatore, Troy, Alessandro Magno...) e che avrebbe riscosso di sicuro successo.
Ma quella sera, buia e tempestosa, Thomas mi diede un'altra risposta: "Lorenzo (Codelli, ndr.) mi ha proposto di fare una rassegna sul cinema di Hong Kong. C'è Derek Elley, un critico di Variety a Londra, che potrebbe darci una mano".
Una chiacchierata tra amici (io spettatore) era venuta fuori tra un colpo di colt, due battute da Cinecittà e qualche inseguimento a cavallo, l'abbozzo di idea del Feff.
Intuizione, confronto e un pizzico di incoscienza ("Chissà perchè non mi godo più il festival come nei primi anni" brontola Thomas ora, "Invecchiamo, caro mio e recuperiamo con maggior difficoltà ma si spacca comunque il mondo" è stata la risposta) il gladio del Peplum cedette il posto al Kung Fu di Hong Kong.