giovedì, 24 aprile 2008
Igor

dal nostro inviato
IgorTV

Maratona Horror is the reason: 13 ore seduto su una poltroncina, col fondoschiena piatto come un biliardo e senza più il buco del culo, ma alla fine ce la si è fatta. Devo dire, mi aspettavo qualcosa di più. Non una delusione, intendiamoci, ma nemmeno quella sequela di filmoni da tenere incollati alla sedia. La qualità horrorifica è salita alla sera, culminando con la proiezione di Body. Ma andiamo con ordine.

KAIDAN di NAKATA Hideo

Giappone, samurai, tempi che furono, corna vissute, fantasmi, incazzature, morti atroci. Frullate questi elementi ed otterrete Kaidan, film di fantasmi in costume (il film, non i fantasmi) che segna un omaggio del reggista de paura alla sua terra natale. Abbandonati i tecnologicismi, le videocassette, gli appartamenti pidocchiosi, Nakata si tuffa nella tradizione confezionando un horror classico: un samurai uccide un esattore il quale gli lancia una maledizione contro la sua famiglia. Il samurai si suicida e il figlio di lui verrà allevato da un servitore. 25 anni dopo il frugoletto Shinkichi cresce e diventa un belloccio venditore di tabacco e farà innamorare di sé la anzianotta ma ancora piacente Toyoshiga, figlia dell’ esattore ammazzato dal padre di lui 25 anni prima, gestrice di una scuola di canto a Edo (l’antica Tokio). Costui si trasferisce nella scuola e si ritrova immediatamente circondato da superbe studentesse. Toyoshiga si ingelosisce come una scimmia e lui decide di lasciarla. Lei gli pianta una scenata e durante la lite si ferisce, in un modo simile a quanto fatto dal samurai all’esattore. La maledizione, in pratica, si è avverata. Dopo un po’ la tizia muore e Shinkichi fugge con una delle studentesse, però il fantasma geloso di Toyoshiga si aggira impietoso e farà morire tra mille sofferenze tutte le donne che esso incontrerà nel suo cammino, fino alla resa dei conti finale quando, braccato, Shinkichi troverà la morte e, di conseguenza, l’abbraccio infinito del suo amato fantasma. Sarà l’ora, sarà il sono, sarà il ritmo esasperatamente lento, sarà la quasi totale assenza di elementi horror duri e puri (qualche ferita qua e la, qualche apparizione del fantasma, neanche troppo sfigurato, recitazione troppo ingessata) ma il film mi ha un po’ deluso. Chiaro che da NAKATA non ci si può aspettare un Ringu ad ogni nuovo film, però anche definire un horror questo film suona un po’ forzato. Un buon thriller di fantasmi in costume, quello sì, che se fosse stato girato ne 1937 a quest’ ora sarebbe un classicone.
Voto espresso in Dragoni Neri: 2

ALTAR di Rico Maria ILARDO
L’ ex pugile Anton e il cazzeggiatore Lope vengono assunti come manovali dal capomastro Erning. Il loro lavoro consiste nel restaurare una casa isolata, con lo specifico avvertimento di stare alla larga dalla cantina. Puntualmente i due disobbediscono (altrimenti, che film sarebbe) nonostante la piacevole distrazione di due fanciulle, Angie e Gisele: dopo essere stati svegliati da uno strano fantasma di una bambina i due scendono in cantina e si imbattono in un altare e nelle sue strane scritte. Con l’ aiuto di Angie si scoprirà il significato delle scritte e si verrà a conoscenza di cosa fosse successo in passato in quella casa. Anton allora decide di affrontare quel mistero, si scontra col segreto di Erning e scopre l’ identità della ragazzina. A causa di ciò andrà incontro al proprio destino.
Quando le idee sopperiscono alla povertà di mezzi: girato in digitale, zero effetti speciali, computer Graphic come miraggio lontano, fotografia quasi inesistente (effetto notte ottenuto coi filtri in azzurro, effetto oscurità ottenuto azzerando la luminosità, etc…), questo film ha la sua forza nella costruzione della storia: personaggi sempre in bilico, a due facce, misteri che si dipanano piano piano, fino al finale inaspettato.
Voto espresso in Dragoni Neri: 3

THE SCREEN  AT KAMCHANOD di Songsak Mongkolthong
Basato su una storia vera, questa: nel 1991 un gruppo di proiezionisti ambulanti proiettò un film all’ aperto a Kamchanod. Nessuno si presentò fino a tarda notte, quando all’ improvviso si radunò una folla, divisi tra uomini e donne, che assistette alla proiazione e, d’improvviso, sparirono tutti insieme senza lasciare traccia. Il film inizia con il dottor Yuth e i suoi aiutanti che cercano la verità su questo mistero. Interrogano il vecchio capo proiezionista e recuperano le bobine del film proiettato nel 1991. Con un colpo di genio il dottor Yuth decide di ripetere la proiezione avvenuta nel 1991 nello stesso posto, l’ unico modo secondo lui per scoprire cosa fosse effettivamente successo quella notte. Dopo aver visionato insieme il film, però, tutti vanno incontro a degli strani accadimenti: iniziano a vedere fantasmi e ognuno di loro andrà incontro ad una tragica fine. Il dottor Yuth decide così di cercare di persona la verità.
Le premesse per essere un filmone ci sono tutte: un fatto di cronaca realmente accaduto, il riferimento meta-filmico, il portale per l’ aldilà, il rapporto tra i vivi e i morti, un amuleto-talismano, l’ atmosfera satura di tensione. Purtroppo però il dipanarsi della vicenda non è troppo riuscito: sviluppo troppo lento, parte centale inutilmente carica di tensione gratuita, finale troppo frettoloso e sbrodolante. Peccato, perché così finisce per essere solo un buon film.
Voto espresso in Dragoni Neri: 3

BLACK HOUSE di SHIN Terra
Un agente assicurativo viene mandato ad indagare sul caso di un cliente: nonostante la morte del figlio per suicidio, questo tizio pretende i soldi subito dall’ assicurazione e non passerà giorno senza che questo inquietante individuo non si presenti in sede. Mano a mano che l’ investigazione procede, il nostro agente a Seoul (cit.) si troverà immerso in una rete di inganni, omicidi e mutilazioni messe in atto da uno psicopatico assurdo.
Senza infamia e senza lode. Costruito abbastanza bene per essere un film di genere, anche se per la verità all’ inizio stenta un po’ a decollare, l’ unica pecca presente consiste nel capire quasi subito chi in realtà sia il terrificante psicotico che mette in atto tutti i suoi deliri. Aggiungiamoci che il protagonista ha vissuto un trauma da giovane (indovinate un po’? Il suicidio del fratello davanti agli occhi, bravi) e il dado è tratto. Il finale da macelleria equina rende palpabile e visibile il significato di gore: brandelli umani in ogni dove, compreso anche qualche pezzo dei protagonisti.
Voto espresso in Dragoni Neri: 3

THE GUARD POST di KONG Su-chang
Nella linea di confine tra le due Coree, nella cosiddetta zona demilitarizzata, c’è un formicaio infinito di posti di guardia, ossia avamposti blindati che hanno il diplice scopo di controllo dell’ avversario (in questo caso quei comunistacci della Corea del Nord) e di difesa dalle truppe nemiche. Il Posto di Guardia 506, improvvisamente, piomba nel silenzio più totale, non inviando più il segnale di controllo (ogni mezz’ ora; in mancanza di ciò vengono inviate le truppe ad ispezionare). Una squadra interviene a forza e si trova di fronte agli occhi una scena apocalittica: 19 corpi massacrati in un lago di sangue, uno in coma e l’ unico superstite  in stato di shock. Mano a mano che il generale incaricato comincerà ad indagare sulla verità emergeranno particolari sempre più inquietanti, fino alla resa definitiva dei conti, un’ autentica slaughterhouse che chiude il cerchio.
Sintesi riuscitissima fra un qualsiasi film di guerra, un brutto film gore e 28 giorni dopo, questo The Guard Post mi ha lasciato perplesso (a questo proposito io e il sempre bello e perspicace Trentamarlboro la pensiamo in maniera diametralmente opposta e ve lo dimostrerà): idea non troppo nuova (quando un film viene descritto partendo da “è un misto di…[film a piacere]” per me è già una delusione), costruzione a tratti confusionaria (troppi flash back e flash forward che potrebbero disorientare), troppi punti oscuri (chi si è beccato per primo il virus e come cazzo ha fatto?); insomma una mezza delusione. Il fatto poi che fosse stato strombazzato come una carnevalata granguignolesca di pezzi umani in decomposizione (cosa totalmente infondata) quando in realtà non è nient’ altro che un militar-thriller ha di fatto frustrato ulteriormente le mie aspettative. Dai cagariso coreani ci si può e ci si deve aspettare di più.
Voto espresso in Dragoni Neri: 2

BODY di Paween PURIJITPANYA
Il giovane Cholasith viene tormentato ogni notte da ricorrenti incubi: un uomo misterioso che taglia a pezzi una donna, un gatto nero che si nutre di carne umana, un feto che si aggira per casa, un fantasma femminile che cerca di ucciderlo. Consigliato dal proprio medico, il giovane si reca da una specialista psicoterapeuta per spiegargli i suoi incubi. La donna, apparentemente tranquilla, sembra scossa alla vista del giovane. Entra però in possesso di un indizio, “Dararai”, un nome di donna, e comincia ad investigare. Ogni volta però che parla con qualcuno circa questa donna, quel qualcuno inevitabilmente muore. Ma perché la dottoressa indaga per scoprire la verità su “Dararai”? Cosa c’è dietro?
Finalmente un horror con i controcazzi: il confine fra inconscio e realtà si mescola, facendo restare lo spettatore a mollo nel brodo dell’ incertezza. Ogni singolo dettaglio non è per nulla lasciato al caso e se all’ inizio potrebbe disorientare, con lo svilupparsi della trama tutto assume contorni più definiti e ogni tassello si incastra al posto giusto. Unica pecca l’ uso smodato della computer graphic, anche in scene assolutamente inutili, che rendono il film a tratti troppo artificiale e pretenzioso come ad esempio nella scena dei due fratelli che corrono in macchina. A parte Cholatish e la sorella, tutti il resto è costruito al computer: la macchina che guidano, la strada, i lampioni, la città sullo sfondo. Un’ inutilità gratuita. Peccato.
Voto espresso in Dragoni Neri: 4

SICK NURSES di Thospol SIRIVIVAT & Piraphan LAOYONT
L’ affascinante dottor Tah e la sua mandria di infermiere strafighe sono al centro di un traffico di organi prelevati dai cadaveri. Tahwan, una del gruppo, viene trucidata dalle altre cinque perché minacciava di vuotare il sacco. Una settimana dopo Tah viene premiato come medico dell’ anno ma nell’ ospedale, nel frattempo, avvengono cose agghiaccianti. Lo spettro della defunta ritorna e massacra le altre cinque ex-colleghe nei modi più atroci possibili.
Splatterone costellato di numerosi dosi di black humour. Tutto è volutamente sopra le righe: i colori saturi, l’ innaturalità del luogo, le bizzarre uccisioni inscenate, tutte legate ad una particolarità: lo spettro agirebbe in base ad un contrappasso. Ogni singola infermiera viene brutalizzata in base ad una propria peculiarità (la maniaca del corpo verrà costretta ad un bondage mortale coi suoi stessi capelli, ad esempio) e qualche trovata è davvero geniale. Bassa aspettativa e, sorprendentemente, alta resa.
Voto espresso in Dragoni Neri: 3
postato da: trentamarlboro alle ore 20:54 | permalink | commenti
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