venerdì, 27 maggio 2005
Rosso Alice offrirà su Internet film prima ancora del loro arrivo in sala: è il risultato dell'accordo tra Telecom Italia e la distribuzione Mikado che partirà dal 22 giugno. Al via, sempre con Rosso Alice, anche 'Mtv On Demand', il nuovo canale di Mtv ideato appositamente per distribuire contenuti musicali attraverso la banda larga. Il portale avrà un nuovo look con modalità di fruizione ancora più avanzate.
Telecom Italia dunque amplia l'offerta di contenuti e servizi di Rosso Alice, il portale a banda larga, siglando due nuovi accordi con Mikado e MTV. Grazie all'intesa raggiunta con la società di distribuzione e produzione cinematografica, Rosso Alice offrirà in esclusiva a partire dal 22 giugno le anteprime di alcuni dei titoli più interessanti proposti dalla Mikado (Divisione Time Code), ancor prima della loro proiezione nelle sale cinematografiche. Sarà possibile prenotarsi online ed assistere alla visione del film in modalità streaming.
Tra le uscite previste inizialmente figurano 'Premonition' di Norio Tsuruta (già campione di incassi in Giappone) e 'Breaking News', l'action-movie ipertecnologico del regista Johnnie To che è stato nei giorni scorsi a Cannes.
venerdì, 27 maggio 2005
Reso famoso in Occidente grazie a 'Shaolin Soccer', l'attore e regista Stephen Chow approda nelle sale domani con 'Kung Fusion' distribuito da Sony Pictures in 150 copie. Un film allo stesso tempo parodia e omaggio al cinema d'arti marziali nel segno del tutto esasperato. Così niente
paura se le prodezze dei campioni di questa arte marziale sono così surreali da diventare volutamente comiche, siamo nel territorio di Chow e tutto è possibile.
Inizialmente solo attore comico (ha al sua attivo cinquanta film) e poi regista, Stephen Chow ha il suo stile, un miscuglio di trash Made in Hong Kong e comicità demenziale alla Jim Carrey. Con 'Kung Fusion', veste i panni di un ladruncolo da strapazzo che aspira a far parte della spietata e ambita 'gang delle asce'. Da qui tutta una serie di avventure piene di
citazioni (da Kill Bill ai film di Sergio Leone) per raccontare come è possibile ridere su tutti gli stereotipi dei kung fu movie.
«Naturalmente avendo superato i quaranta, è un pò tardi per diventare un vero maestro di 'kung fu' - scherza Chow sul suo personaggio -, ma di sicuro posso realizzare il mio sogno nella finzione del grande schermo. Essere un eroe delle arti marziali, proprio come Bruce Lee».
Nel doppiaggio italiano dove è stato anche utilizzato il dialetto romano e siciliano, oltre uno staff di doppiatori, anche all'opera due comici, esordienti in questo campo, come Marco Marzocca e Caterina Guzzanti. Per il primo ben sei personaggi da gestire, mentre per la Guzzanti due donne.
«Nel film originale - ha spiegato Marzocca - c'era la distinzione tra cantonese e mandarino e così noi abbiamo utilizzato i dialetti per rendere la differenza tra le due lingue. Ci siamo divertiti - ha continuato il comico - anche perché ci siamo anche concessi, a volte, di inventare battute di sana pianta che rendessero meglio la comicità del film in italiano».
Il film era stato invitato al Feff, pare. Ma la distribuzione italiana non ha voluto proiettarlo. Ahò!
Dalla più giovane dei Guzzanti la confessione che di questo
genere di film aveva davvero poca conoscenza («non conoscevo
Chow e non avevo mai visto neppure 'Shaolin Soccer'»), ma da
entrambi la voglia, perché no, di continuare anche in questo
nuovo lavoro: «ci siamo divertiti - dicono in romanesco -
magari ce ricascano».
lunedì, 23 maggio 2005
Il noto settimanale inglese di attualità politica The Economist sul numero in edicola dal 14 maggio dedica un’intera pagina alla settima edizione del Far East Film evidenziando le maggiori novità che il Festival del Cinema Asiatico friulano è stato in grado di proporre in anteprima assoluta per il pubblico occidentale.
L’articolo, dal titolo “True Colours” - colori veri – dopo aver elogiato la città di Udine e suoi spazi (vedi il Teatro Nuovo) – riconosce nell’evento udinese un avamposto occidentale unico e insostituibile per la moderna conoscenza del cinema asiatico. Il giornalista inglese Alan Stanbruck assiduo frequentatore del Far East Film (che, in linea con la tradizione della gloriosa testata, non firma i propri pezzi) si sofferma in particolare su due pellicole considerate come le autentiche rivelazioni dell’edizione appena conclusasi: il cinese PEACOCK di Gu Changwei che viene definito come l’opera più memorabile proveniente dal Lontano Est quest’anno; e A FAMILY di Lee Jung-chul, un intenso dramma familiare incentrato sulla “low-life” sud coreana. Nobili temi come l’auto sacrificio, la scoperta del bene nei momenti più inaspettati e di un amore che sembra nascosto ma si dimostra profondissimo, sono gli aspetti che rendono, a detta del giornalista Stanbruck il film estremamente affascinante. A FAMILY testimonia ancora una volta come i film sud-coreani abbiamo raggiunto la capacità di lasciarci sempre stupefatti.
venerdì, 20 maggio 2005
Al festival di Cannes si parla della Mostra del cinema di Venezia. La presenza del direttore Marco Mueller e dei suoi selezionatori, sin dai primi giorni della rassegna, specie alle proiezioni del Marché, accentua il giro di indiscrezioni, non solo italiane, che restano ufficialmente prive di conferma fino alla conferenza stampa di fine luglio a Roma.
Il cinema cinese festeggia i suoi primi 100 anni, tanto è passato da 'Ding Jun Shan' del 1905. Mueller, che ha studiato in Cina e parla correntemente mandarino e cantonese, ha già annunciato una
Mostra che guarda ad Oriente.
Del resto i film asiatici, cinesi in particolare, hanno negli ultimi anni preso premi in tutti i maggiori festival del mondo, da 'Addio mia concubina' di Chen Kaige premiato a Cannes nel '93 a 'Peacock' premiato quest'anno a Berlino.
Il film di apertura di Venezia, fuori concorso, secondo le indiscrezioni, sarebbe il kolossal 'Seven Swords', del regista di Hong Kong Tsui Hark, girato nella regione cinese dello Xinjiang. Un film da 18 milioni di dollari, una saga epica a metà tra il fantasy e lo storico, ambientata nel 17/mo secolo con grande profusione di arti marziali. Darebbe l'occasione a Mueller per un'apertura con fuochi d'artificio, sulla spiaggia dell'Excelsior, celebrando insieme i 100 anni del dragone cinese
e la 62/ma Mostra. Fonti ben accreditate lasciano una speranza di apertura, in alternativa a Tsui Hark al maestro cinese Chen Kaige con 'The Promise'. Entrambi i film, apertura della Mostra il 31 agosto o no, sono dati per certi nel cartellone del festival.
Screen International si è lanciato in una serie di ipotesi di altri film presi da Mueller, e un'altra pubblicazione del settore, l'americana Variety (tra l'altro, anch'essa festeggia i 100 anni) ha fatto nuove ipotesi, in parte coincidenti con quelle della rivista inglese il giorno prima.
Variety aggiunge il film di John Turturro 'Romance and cigarettes', il futuro blockbuster americano d'animazione 'Madagascar' della Dreamworks, il film di Patrice Chereau 'Gabrielle' e quello di Philippe Garrel 'Les amants reguliers'. Concordano le due riviste sulla storia d'amore gay di Ang Lee, Brokeback Mountain'e sul sudcoreano Park Chan-wook di 'Sympathy
for Lady Vengeance'. Ieri Screen annunciava anche 'I fratelli Grimm' di Terry Gilliam, 'Proof' di John Madden, 'The white countess' di James Ivory, 'The Constant gardner' di Fernando Mereilles, 'Orgoglio e pregiudizio' di Joe Wright, 'Bee Season' di Scott Mc Gehee e David Siegel, 'The secret life of words' di Isabel Coixet, 'Riding alone for thousands of miles' di Zhang Yimou, 'Invisible waves' di Pen-ek Ratanaruang e 'Sunflower' di Zhang Yang.
venerdì, 20 maggio 2005
Si intitola «Racconto di cinema» il film del coreano Hong Sangsoo arrivato buon ultimo della selezione ufficiale di Cannes (in concorso) e presentato oggi a stampa e pubblico.
Fino all'ultimo se n'era messa in dubbio la partecipazione a causa dei ritardi di montaggio nonostante Hong Sangsoo avesse già voluto essere a Cannes l'anno scorso con «La donna è l'avvenire dell'uomo». Perfino i produttori erano convinti che alla fine il film avrebbe scelto un altro palcoscenico per la sua anteprima internazionale, ma un rush finale voluto dall'autore ha fatto approdare invece il film sulla Croisette.
Racconto minimale e minimalista, sprofondato nella solitudine della metropoli (Seul), il film mette in scena le traiettorie di due uomini e una donna che si sfiorano e si allontanano in un gioco di specchi in cui il cinema ha il ruolo del gran burattinaio che tira le fila del destino.
Assistiamo alle ore decisive di un giovane studente, a quelle di un regista che incontra una giovane donna in cui riconosce l'attrice di un film che ha visto, di una ragazza attratta a sua volta dall'ambiguo
fascino del suicidio.
Le incertezze e i caratteri dei tre risuonano all'unisono e le loro solitudini sono destinate a scatenare un finale a sorpresa. Portatori di idee piuttosto che di caratteri i tre personaggi non hanno infatti nome e, per l'autore, incarnano altrettanti stati d'animo contemporanei. Considerato che all'ultima mostra di Venezia un altro regista coreano arrivato fuori tempo massimo (si trattava di Kim Ki-Duk) sfiorò il Leone
d'oro a sorpresa, c'è già chi scommette che identica sorte potrebbe toccare ora a Hong Sangsoo nella caccia alla Palma.
mercoledì, 18 maggio 2005
Si sa per stessa ammissione del direttore Muller che la
Mostra di Venezia 2005 guarderà anche ad Oriente. Ai titoli già circolati di 'Seven Swords' del regista di Hong Kong Tsui Hark e di 'The Promise' di Chen Kaige, si aggiungerebbero anche il nuovo Zhang Yimou 'Riding alone for thousands of miles', 'Sympathy for lady vengeance' del regista sud coreano Park Chan-Wook, 'Invisible waves' del thailandese Pen-ek Ratanaruang e infine 'Sunflowers' del cinese Zhang Yang.
sabato, 14 maggio 2005
Si intitola «Wuji-La promessa» il kolossal del grande regista cinese Chen Caige che potrebbe essere il film d'apertura a sorpresa della prossima Mostra di Venezia. Ieri sera alcuni selezionati compratori del mondo
intero ne hanno viste a Cannes le prime sequenze e già se ne parla come «la risposta orientale al 'Signore degli Anelli'».
Il budget ufficiale, 150 milioni di dollari, è di gran lunga il più importante nella storia del cinema asiatico e il film, realizzato in oltre 10 mesi di lavorazione, è talmente sofisticato sul piano degli effetti speciali da costituire un modello per la futura distribuzione in digitale.
Infatti dopo l'anteprima asiatica già fissata per il 22 dicembre, sarà proiettato in digitale in 160 sale della Repubblica popolare cinese per poi andare all'assalto dei mercati occidentali.
La storia è ambientata in un Oriente futuribile, tremila anni dopo la nostra era e ha nel cast autentiche star con gli occhi a mandorla come Cecilia Cheung e il divo coreano Jang Dong-Kun. A dirigere la fotografia c'è il premio Oscar («La tigre e il dragone») Peter Pau, la produzione ha eletto a suo quartier generale gli studi di Pechino e Hangzhao.
Con questo film Chen Caige prosegue la sua sfida indiretta al suo conterraneo Zhang Yimou che ha conquistato il mercato internazionale con «Hero» e le sue storie di arti marziali.
sabato, 14 maggio 2005
Alla prossima Mostra (31 agosto-10 settembre 2005) del cinema di venezia, vi saranno solo tre sezioni principali: Concorso, Fuori Concorso e Orizzonti.
Alla Selezione Ufficiale si affiancherà quest'anno la Storia segreta
del cinema asiatico, dedicata al cinema «invisibile» dell'Estremo
Oriente (Cina, Hong Kong, Giappone, India). Il Leone d'oro alla
carriera, come già annunciato, andrà al maestro giapponese dell'animazione Hayao Miyazaki. Il premio sarà consegnato al grande artista venerdì 9 settembre, nel corso di una «giornata Miyazaki», in cui verranno proiettati alcuni suoi film ancora inediti in Italia ein Europa.
sabato, 14 maggio 2005
Forse ho conosciuto la persona a cui To ha chiesto consigli per il film;
forse ho ancora il suo biglietto da visita da uomo d'affari, distinto e cordiale;
forse ricordo ancora quando To mi disse "He's a triad boss, he has 3 thousand people under him".
Forse.
sabato, 14 maggio 2005
Arrestati continuamente perché sospettati di appartenere alla Triade, compulsivamente attaccati ai loro fedeli cellulari, quasi mai armati, ma chiaramente molto violenti quando occorre. Sono gli uomini della mafia cinese così come li racconta il regista di Hong Kong Johnnie To (The Mission e Breakin news) in 'Election', film in concorso oggi a
Cannes.
In una prospettiva quasi documentaristica, To una storia però la racconta anche se sembra quasi un pretesto per farci entrare nel modo di comunicare degli appartenenti della Triade organizzata in modo altamente gerarchico come ogni organizzazione criminale veramente antica.
Tutto si gioca nello scontro che vede contrapposti due rivali per contendersi il controllo della Triade più antica di Hong Kong, la Wo Shing, e così possedere lo scettro dalla testa di drago che è il suo simbolo.
Lok è il favorito in questa corsa ed ha anche l'appoggio degli anziani, ma il suo avversario Big D. è davvero un osso duro ed è disposto a tutto pur di conquistare il potere. Per To un modo questo per raccontare una realtà ancora viva, forte e immutabile nel ventunesimo secolo (nella sola Hong Kong ci sono attualmente trecentomila persone appartenenti alla Triade, vale a dire un cinese su sei).
Il film, che non manca di sequenze ironiche, si chiude con una scena più che violenta: l'omicidio di Big D. eseguito con un'enorme pietra ripetutamente e ossessivamente scagliata sulla sua testa.
«Questa violenza - spiega il regista in conferenza stampa - sembra esagerata ma esiste veramente. Sono reazioni che si possono considerare primitive ma che avvengono continuamente».
Un soggetto, questo di Election, che Johnnie To voleva trattare da molto tempo: «Ho lavorato circa 10 anni per questo film. Mi interessava perché tocca tante persone di Hong Kong. Mi sono sempre chiesto: perché tanti gangster in questa città?"
Per girare questo film, il regista di Hong Kong ha frequentato i quartieri poveri della città: «E ho poi contattato un gruppo importante della mafia cinese domandando a dei membri di raccontare i loro ricordi. Uno di questi mi ha autorizzato a parlare della sua esperienza diretta».
Infine dice Johnnie To: «Ho soprattutto voluto mostrare l'evoluzione di questa mafia. All'inizio non era altro che un'emanazione del nazionalismo in lotta con gli stranieri. Oggi invece esiste solo per conquistare denaro e potere».