sabato, 30 aprile 2005
Trovarsi a parlare di edizione-record, disegnando il bilancio conclusivo di Far East Film, è ormai un avvenimento del tutto abituale. Automatico, verrebbe quasi da dire. Ma trovarsi a parlarne dopo sette lunghi anni, se ci pensiamo bene, è davvero qualcosa di più: è un autentico record nel record, una grande vittoria nella vittoria, sia sul piano del puro successo che sul piano della continuità progettuale, culturale, qualitativa. E, naturalmente, anche quantitativa…
Le cifre? Eccole: Far East Film, quest’anno, ha oltrepassato la soglia storica dei 50 mila spettatori (di cui 2500 al Visionario per la preziosissima retrospettiva dedicata alla gloriosa Nikkatsu-Action), totalizzando in 8 giornate la vendita di 20 mila biglietti complessivi tra spettatori e accreditati (gli unici ingressi a pagamento, su 9 proiezioni quotidiane, erano quelli dei 2 film serali).
Proprio in tema di accreditati, poi, ricordiamo che Far East Film 7 ha raccolto il maggior numero di adesioni mai piovuto sulla manifestazione: 900 presenze da più di 20 paesi, senza dimenticare i 200 giornalisti e i rappresentati di 31 festival internazionali (il bookshop, vale la pena di sottolinearlo, ha venduto 1200 pezzi, tra libri e Dvd, e il sito ufficiale ha superato i 20 mila accessi nell’arco della settimana).
Una robusta iniezione d’ossigeno per l’immagine pubblica di Udine, insomma, ancora una volta invidiata e ammirata roccaforte occidentale del cinema asiatico. Cinema che, secondo i voti dell’immancabile Audience Award, ha visto scintillare la Cina, il Giappone e la Corea del Sud, rispettivamente con il dramma storico Peacock di Gu Changwei (che si è aggiudicato il podio a furor di popolo), la scatenatissima comedy tutta femminile Kamikaze Girls di Nakashima Tetsuya e la gioiosa love story Someone Special di Jang Jin.
Giunto ad occupare un posto di primissima fila nel gruppo dei maggiori eventi cinematografici internazionali, Far East Film è un festival unico, lontano dai meccanismi di potere e forte di una sola e chiara vocazione: la passione per la cultura dell’Estremo Oriente. Una vera e propria Festa del cinema che non stabilisce gerarchie tra visioni pop o d’élite, tra piccole opere underground o scintillanti produzioni mainstream: si muove a trecentosessanta gradi e incontra, appunto, il supporto di un pubblico motivatissimo e fedelissimo. Un pubblico fatto di giornalisti, critici, studenti di cinema, esperti, addetti ai lavori e, soprattutto, di gente che ama profondamente il sogno cinematografico del “lontano est”…
sabato, 30 aprile 2005
Dunque. Due ragazze giapponesi da Osaka, amanti del kitsch e del rock duro.
Sul palco, la notte scorsa, del teatro San Giorgio, a Udine, come evento conclusivo del festival.
Molta gente, molta birra, e le Afrirampo - già band supporto dei Sonic Youth - a suonare.
In due, batteria e chitarra elettrica, fanno per otto, facendo leva anche sulle rispettive voci impiegate all'occorrenza come strumenti d'accompagnamento alla musica.
Mescolano punk rock e cultura nippo-pop. Un effetto straniante per gli occidentali, ma del resto sarebbe preoccupante se nel 2005 proponessero come una cover band di provincia gli stessi motivi degli anni '70.
Non è il mio genere, ma comunque è stato piacevole. Anche se altrettanto piacevole è stato parlare con Brian, da Los Angeles, che mi ha svelato una curiosità: i bambini coreani alla nascita hanno delle macchie blu sul fondoschiena che con il tempo spariscono. Una mia amica, sudcoreana d'origine in attesa di Filippo, potrà sapere a luglio se il figlio avrà preso dalla madre o dal padre, friulano.
sabato, 30 aprile 2005
Some, del regista sudcoreano CHANG Yoon-hyun, mescola azione, poliziesco, sentimenti ed un pizzico d'ironia, tra sparatorie, inseguimenti e voli d'auto, combattimenti marziali e sfoggio di tecnologie contemporanee (computer, mp3, telefonini, videocamere, fotocamere digitali, etc). Manca solo il sesso, ma anche baci casti, e poi tutto sarebbe compreso.
In una lotta tra gangster di Pusan e una gang giovanile si trovano coinvolti un poliziotto e una cronista radiofonico che si occupa di informazioni meteorologiche e del traffico.
La giovane possiede un oggetto cercato da tutti, mentre la giornata si svolge con dejavu che svelano alla cronista quale potrebbe essere la conclusione della vicenda. Ma il futuro, finchè non è presente, forse si può cambiare.
Originale, ben costruito, forse ha un finale troppo lento ma comunque coinvolgente.
sabato, 30 aprile 2005
Partiamo dal finale per Love Battlefield, del regista hongkonghese CHEANG Pou-soi. Abituati all'horror questa volta si getta in un thriller spietato, denso di colpi di scena con un finale dilatato e che non concede alcuna pietà ai buoni sentimenti del pubblico.
L'assenza culturale del cristianesimo in Estremo Oriente, del resto, porta spesso i registi a raccontare la realtà nuda e cruda in maniera estrema, senza prendere posizione tra bene e male. Anche le scene violente sono narrate con l'occhio spietato dell'osservatore terzo rispetto ai fatti.
La storia, che riprendo per pigrizia dal sito del Feff: Niki Chow ed Eason Chan interpretano una coppia che sta per lasciarsi, quando dei corrieri della droga armati fino ai denti incrociano la loro strada, e li fanno ritornare vicini. Quando la loro macchina viene rubata, e un viaggio in Europa cancellato, Ka-yui (Chan) e Ching (Chow) si separano. Ka-yui ritrova subito la macchina, che è nel parcheggio di una fabbrica, ma viene rapito dalla banda che ha rubato l’auto. In qualità di infermiere, Ka-yui è obbligato a curare le ferite dei criminali e a fare loro da autista. Ching scopre presto che il suo amato è tenuto in ostaggio, e si lancia sulle sue tracce senza nessun aiuto da parte della polizia, restando coinvolta nella vicenda.
Il colpo di scena che trasforma una storia di una coppia in crisi in un dramma pieno di sangue, sparatorie e morti ti fa sobbalzare sulla sedia.
"Chissà perchè i poliziotti non rispondono al fuoco - osserva Sergio Cecotti, sindaco di Udine e fisico teorico, oltrechè friulanista - forse si tratta di carabinieri cinesi".
Un buon Hkmovie, con il finale che Tatti Sanguinetti definisce coraggioso perchè non concede nulla alle simpatie del pubblico.
sabato, 30 aprile 2005
Questa la classifica del pubblico che ha premiato i film visti a Udine
Peacock
4,06
Kamikaze Girls
3,91
Someone Special
3,9
Letter from an Unkonwn Woman
3,86
White Gardenia
3,85
Road
3,83
To Catch a Virgin Ghost
3,81
Beyond Our Ken
3,77
Arahan
3,71
A Family
3,69
Nota a margine: Capisco la stanchezza e l'ora tarda, ma una premiazione meno parrocchiale e più professionale ci sarebbe stata tutta. Venerdì a mezzanotte e mezza, centinaia di persone hanno atteso l'annuncio del vincitore e sono state liquidate in tutta fretta con l'elencazione dei tre titoli primi classificati.
Se la premiazione è un dettaglio irrilevante, tanto vale non farla. Se ha un valore, allora si faccia con tutti i sacri crismi. Ecchediamine!
venerdì, 29 aprile 2005
"L'edizione 2006 del festival sarà ancora incentrata sulle produzioni dei Paesi dell'Est asiatico - ha anticipato Sabrina Baracetti - ma con una particolarità: vorremmo puntare sui musical, cioè su quei film che ancor meglio rappresentano uno spaccato delle società dove sono prodotti. Dagli anni Sessanta ai giorni nostri per capire lo sviluppo di quelle società e anche per vedere come la musica abbia influito sulle singole produzioni cinematografiche»
venerdì, 29 aprile 2005
HORROR. Tanto atteso, poco visto con molta delusione tra gli spettatori. Forse è meglio rinunciare a un'intera giornata a tema se manca il materiale.
ADDICTED. Compare in molte t-shirt e altri gagdet del festival, anticipato dall'acronimo Feff. "Feff-addicted" è il risultato, troppo banale, modaiolo e scontato per i miei gusti.
ECCEZIONALE-UNICO-ASSOLUTO. Sabrina Baracetti, tra gli organizzatori del festival, quando sale sul palco per introdurre film e ospiti non resiste alla tentazione di lasciarsi andare in un commento superlativo. Personalmente ritengo che i fatti parlino da soli senza bisogno di eccessi.
PARTY. Tanto pubblicizzati quanto poco riusciti. Non per colpa degli organizzatori, semmai per i comunisti che seminano quest'anno pessimismo impedendo la ripresa del Paese. Senza ottimismo, non ci si diverte (silvio dixit).
venerdì, 29 aprile 2005
Suffocation, del regista cinese Zhang Bingjian, lascia perplessi.
La trama è flebile, mentre il finale - un po' a sorpresa - scorre troppo veloce per essere metabolizzato in fretta.
"Svelare l'identità dell'assassino alla seconda scena uccide un film" commenta al termine Tatti Sanguinetti. In effetti, a meno che non si sia un genio del cinema, l'impresa appare ardua.
Bingjian, al primo film dopo esperienze con la videoarte, è acerbo e soffre la sceneggiatura.
Il film è montato a quadri che impressionano per la capacità tecnica ma non creano mai momenti di vera tensione, semmai di curiosità per cercare di capire dove il regista vuole andare a parare.
Utile solo per motivi didattici e prendere atto che in Cina la censura governativa non consente la narrazione del soprannaturale, per cui ogni evento va giustificato come dramma della mente.
La storia, in sintesi: un fotografo di fama che ha pure l'amante uccide la moglie, violoncellista, ma la sua presenza continua a tormentarlo. Ma l'avrà uccisa veramente oppure no? In un clima claustrofobico lo si capirà, più o meno, nel finale.
Megli tuffarsi nel colorato e postmoderno mondo di Kamikaze Girls, del giapponese NAKASHIMA Tetsuya. Momoko e Ichigo sono due ragazze che fanno amicizia, in una città di provincia narrata con un divertente surrealismo in salsa spot pubblicitario-cartoon-videoclip. Mumoko, come tanti giapponesi, ha scelto di vivere in un mondo astratto dalla realtà. Veste da bambola bambina tutta pizzi e merletti, ricama a mano e sogna il rococò. Ichigo è una bad-girl di provincia, buona d'animo e dura di maniere. A bordo di uno scooter da 50 cc fa parte di una gang femminile, sputa e insulta a destra e manca. L'attrazione degli opposti dà vita a una storia leggera, divertente e che lascia un buon sapore all'uscita dalla sala.
Taccio invece del sudcoreano Flying Boys della regista Byun Young-joo. Il solito film di genere adolescenziale, con i protagonisti alle prese con la scuola severa, le bevute tra amici, le difficoltà nel diventare adulti e qualche flirt titraemolla.
mercoledì, 27 aprile 2005
Evidente preludio all’Horror Day, e terzo ritorno di Erik Matti a Far East Film (dopo Prosti e Gagamboy), il piccolo incubo digitale Pa-Siyam è tutt’altro che disprezzabile: per una volta, infatti, il regista filippino ha saputo equalizzare sufficientemente i livelli cinematografici, ottenendo così una buona compattezza narrativa e anche una discreta cifra stilistica. Nulla di clamoroso, va bene, ma l’ingranaggio funziona e certe goffe cadute sparse qui e là (recitazione sovraccarica, trucchetti artigianali, comicità involontaria) non meritano poi troppa cattiveria.
Ne meritano parecchia, invece, i molestissimi trogloditi che lunedì notte hanno funestato la proiezione, scambiando forse il Teatro Nuovo per una succursale di Cronache Marziane: risate fragorose, commenti altrettanto fragorosi, cafoneria prêt à porter… Nessuna legge impone la visione obbligatoria di pellicole asiatiche, e nessun guaritore ha mai elogiato i poteri taumaturgici del signor Erik Matti, quindi perché devolvere la propria serata a Pa-Siyam? E soprattutto: perché guardarselo dall’inizio alla fine, rumoreggiando con tanta esibita e orgogliosa imbecillità?
Le domande resteranno senza risposta, purtroppo, diversamente da quanto succede nel film: una ghost story macchiata di giallo, oppure un giallo macchiato di nero, dove sei fratelli si trovano a fronteggiare l’ira implacabile dell’anziana madre appena morta. Anzi: dell’anziana madre appena assassinata, come scopriranno - loro malgrado - durante una lunghissima e tormentatissima veglia funebre (la Pa-Siyam del titolo)! Chi ha ucciso, appunto, mamma Nerissa? Perché il suo spirito gioca a rimpiattino con le coronarie dei figli (senza comunque trascurare quelle di un prete e di una medium)? E perché dentro ogni singolo personaggio sembra pulsare un’inquietudine segreta?
Il mistero si scioglierà soltanto alla fine del nono giorno, tra lacrime e rimorsi, lasciando che Erik Matti abbia il tempo di saccheggiare l’iconografia horror più celebrata (da Ringu a Suspiria) e l’attrezzatura emotiva più collaudata (musichetta macabra, porte cigolanti, liquami maleodoranti)… Per essere un’operina low budget, lo ripetiamo volentieri, Pa-Siyam è tutt’altro che disprezzabile.
Pa-Siyam
di Erik Matti
(Filippine, 2004)
mercoledì, 27 aprile 2005
Visionario
Ore 10.15: Dirty Work (Giappone, 1961)
Primo episodio di una fortunata trilogia, il film vede impegnati Shishido Jo e Nitani Hideaki nei panni di due malviventi litigiosi.
A seguire: Gangster VIP (Giappone, 1968)
L'impareggiabile Shishido Jo interpreta un sicario assoldato da una gang per colpire un oyabun (capobanda) rivale.
Teatro Nuovo
Ore 9.30: Hidden Heroes (Hong Kong, 2004)
Girato in coppia da Joe Ma e Soi Cheang, Hidden Heroes è una delle rare escursioni del cinema di Hong Kong nella fantascienza.
A seguire: To Catch a Virgin Ghost (Corea del Sud, 2004)
Una gustosa parodia che prende in giro i due filoni preferiti dal pubblico coreano: horror e gangster-movie!
Ore 14.30: We Shall Overcome Some Day (Giappone, 2005)
Forte rilettura di Romeo e Giulietta, con Kyoto al posto di Verona e due comunità (giapponese e coreana) al posto dei Montecchi e dei Capuleti.
A seguire: The Last Level (Cina, 2004)
Piccolo film indipendente che racconta l’ossessione di un uomo per i giochi di ruolo interattivi…
Ore 18: incontro sul cinema filippino.
Ore 20: Kamikaze Girls (Giappone, 2004)
La frivola Momoko, piazzando falsi Versace su Internet per finanziare le proprie spese pazze, attira l’attenzione di Ichigo, una motociclista rozza e manesca. Le due si alleano e danno vita a una bizzarra comedy ricca di travolgente energia femminile!
Ore 22.15: Flying Boys (Corea del Sud, 2004)
Dopo l’acclamata trilogia di documentari sulle Comfort Women, tutti si aspettavano che la regista Byun Young-joo si dedicasse a film politici e austeri. Ed eccola, invece, alle prese una gustosissima teen-comedy di ambientazione liceale!
Ore 00.15: Explosive City (Hong Kong, 2004)
Quando la killer professionista Jade fallisce il tentativo di eliminare un dignitario in visita ufficiale, lo scontro che ne segue la lascia in preda ad amnesia, catturata dai poliziotti e minacciata dal suo boss. Il resto è… pura azione hongkonghese!
Far East Midnight Party
Da mezzanotte in poi, all’osteria Ai Provinciali, la selezione musicale di Rudi dj e la sua latin-session.
mercoledì, 27 aprile 2005
Impossibilitato a seguire la giornata di martedì del festival, rimedio con una relazione sul Feff fai-da-te.
La macchina udinese del cinema orientale è tutta, o quasi, Made in Friuli. Ed una volta tanto non si tratta di una mera esaltazione retorica territoriale, ma di fatti evidenti.
Organizzatori, proiezionisti (l'impianto è tra i migliori in Italia per ammissione di addetti ai lavori abituati a frequentare i festival), servizio accoglienza, ufficio stampa, addetti agli ospiti, grafici, etc. etc. sono risorse umane cresciute in casa Cec e prestate spesso anche ad altri festival.
In casa anche la sigla iniziale proiettata la sera. Il duo d'artisti Marotta&Russo per il secondo anno ha confezionato il corto d'apertura, in versione pop. Considerando il valore delle loro opere digitali, tra una decina d'anni ci toccherà vedere anche una mini-rassegna delle loro sigle.
Il che, da amico, non mi può che fare piacere.
martedì, 26 aprile 2005
»»» FAR nordEAST:
guida al Friûl per turisti a cura
de ILfurlanist, il primo blog
tutto in furlan
4/«frice»
«Frice» bè, ehm, è la patatina... il triangolino... la cosina, insomma.
Etimologicamente la frice è quella sorta di pieghetta rientrante che rimane quando si rammenda un piccolo strappo. Geniale no?
Il Friuli è sempre stato territorio di passaggio, e in fatto di razza i mix vengon sempre meglio che gli
accoppiamenti fra cugini! I friulani sono il popolo con l'altezza media più elevata in Italia e le ragazze non fanno eccezione, sono dei gran pezzi di... frice, appunto.
Come tutte le città di provincia soffre di complesso di inferiorità e tutto quello che è esotico viene apprezzato, quindi le possibilità sono ampie.
Ma mi raccomando, non tamarrate! Un approccio sì deciso ma discreto ha la maggior di probabilità di successo:
la sguaiato scatenerebbe la timidezza delle genti furlane, rischiate la buca!
Questa era l'ultima puntata, adesso vonde («basta» in furlan).