Alla cerimonia degli Oscar del 2009 ha battuto concorrenti dati favoriti come Valzer con Bashir dell’israeliano Ari Folman, il francese La classe ed il polacco Katyn. Ma a oggi, in Italia, Departures, del regista giapponese Yojiro Takita, è stato visto solo a Udine - nell'aprile scorso - in occasione della rassegna Far East Film Festival, ottenendo anche il premio del pubblico.
A porvi rimedio sono ora gli stessi organizzatori del Feff, che dopo aver acquistato i diritti del film per l'Italia lo metteranno in distribuzione - assieme ad alcuni soci - agli inizi del 2010.
Anche il pubblico italiano potrà così vedere al cinema un'opera che si distingue per la poesia della storia, che vede protagonista un violoncellista costretto a cambiare mestiere e a confrontarsi con il tema della morte, oltrechè con i personali fantasmi del passato.
Le commedie sudcoreane non deludono quasi mai l’aspettativa dei fedelissimi, un’aspettativa necessariamente forte, e Scandal Makers non fa eccezione. O meglio: sì che la fa, la fa eccome, però spostando verso l’alto uno standard qualitativo già notevolissimo. Con buona pace di tanti (troppi) registi e sceneggiatori occidentali, specie hollywoodiani, sempre più tramortiti dall’avarizia creativa…
Poderosa macchina bellica al patrio box office, dove ha polverizzato perfino The Good, The Bad, The Weird, l’incantevole opera prima di Kang Hyeong-chul si è gioiosamente imposta anche a Far East Film: pochi fotogrammi, pochi minuti, e gli spettatori hanno subito cominciato a sprigionare entusiasmo. Un entusiasmo tangibile, scandito da risate e da applausi, che non ha smesso di crescere fino al coloratissimo happy end.
Una storia piccola piccola, quella di Scandal Makers, eppure implacabile nel suo funzionamento. Un congegno perfetto: diciamolo senza timidezza! Merito dello script, compatto e brillante, merito del cast, dominato dall’irresistibile pargoletto Wang Seok-hyun, e merito, last but not least, dell’impaginazione di Kang Hyeong-chul, raffinata e fluida.
Cosa potrebbe capitare nella vita di un dj radiofonico, famoso e scapolo quanto basta per garantirsi agiatezza e ammiratrici, se dovesse improvvisamente scoprire di essere padre nonché nonno? Scandal Makers parte da qui, da un detonatore semplicissimo, e prende sapientemente il largo moltiplicando equivoci, belle canzoni (i protagonisti, nei titoli di coda, eseguono un’adorabile cover di Walking On Sunshine), dialoghi scoppiettanti e guizzi di tenerezza…
Adesso non resta che augurare a questo gioiellino una buona distribuzione europea, almeno sul mercato dell’home video, sperando che nessun predone lo trasformi nell’ennesimo e scadentissimo remake usa-e-getta.
Il magnifico Departures, dopo l’Oscar, trionfa agli Audience Awards!!!
Ricevendo un’autentica valanga di voti, e totalizzando una media complessiva davvero altissima (4.57 su un massimo di 5), il magnifico Departures di Takita Yojiro è stato incoronato migliore film dal pubblico di Far East Film 11. Il re degli Audience Awards 2009, dunque, già vincitore dell’Oscar come migliore film straniero, batte bandiera giapponese, mentre battono – rispettivamente – bandiera sudcoreana e bandiera indonesiana il secondo e il terzo classificato: l’irresistibile comedy Scandal Makers e il poetico melodramma The Rainbow Troops.
Un podio di notevolissima caratura, inutile sottolinearlo, capace di restituire nitidamente la qualità ma anche l’ampiezza (stilistica e geografica) dell’undicesima edizione. E le medaglie non sono finite!
Anche la speciale giuria degli accreditati Black Dragon, infatti, ha eletto numero uno l’inno alla vita di Departures, mentre i lettori di Mymovies.it, votando direttamente online, hanno preferito il road movie giapponese One Million Yen Girl della giovane regista Tanada Yuki.
AUDIENCE AWARDS 2009
1°
DEPARTURES
di Takita Yojiro
(Giappone 2008)
- Visto in anteprima nazionale -
Daigo dopo aver perso il suo posto da violoncellista torna al paese natio dove trova lavoro presso un’agenzia di pompe funebri. Imparerà i rituali per preparare i defunti per il loro “viaggio”. Attraverso questa attività capirà i veri valori della sua vita. Raffinato, commovente, unico sono solo pochi degli aggettivi possibili per presentare questo grande film vincitore dell’Oscar per il miglior film straniero.
2°
SCANDAL MAKERS
di Kang Hyeong-chul
(Corea del Sud 2008)
- Visto in anteprima internazionale -
Nam Hyeon-su è l’uomo del momento! Famoso dj radiofonico e impunito libertino, non potrebbe vivere meglio. La sua vita viene sconvolta quando non solo scopre di essere padre di una giovane cantante ma addirittura nonno! Grazie ad esilaranti gag, personaggi e situazioni ben disegnati questa commedia degli equivoci è stata un clamoroso fenomeno al box office coreano!
3°
THE RAINBOW TROOPS
di Riri Riza
(Indonesia 2008)
- Visto in anteprima nazionale -
In un piccolo paese una scuola lotta per restare aperta consentendo ai bambini non solo un’istruzione ma anche la possibilità di esprimere le loro potenzialità. Uno dei più grandi successi indonesiani che ha raccolto calore in tutto il mondo. Un film ad “altezza di bambino” dove tutto è visto tramite i loro occhi. Piccole grandi sfide e vittorie, tra commozione e gioia, sotto il segno dell’innocenza.
Trama: Un ladro ruba una mappa a un ufficiale giapponese. Per ritrovare il documento viene assoldato uno spietato mercenario. Sulle loro tracce c’è anche un noto cacciatore di taglie deciso a non restare fuori dai giochi.
Fosse stato proiettato dieci anni fa, un film del genere avrebbe meritato la programmazione serale, anziché mattutina, al Feff e sarebbe stato salutato come un'innovativa pellicola poliziesca. Oggi, invece, l'hongkonghese Tactical Unit-Comrades in arm (secondo e più riuscito spin-off di PTU per la regia di LAW Wing-cheong) va considerato un classico nel suo genere, archiviato alla voce "scuola Jonnie To", visto che l'impronta è quella dell'ormai più noto regista dell'ex colonia britannica, adottato in Europa dal Far East Film Festival degli albori e ora ospite abituale tra Berlino, Venezia e Cannes.
La sceneggiatura è elementare: due pattuglie di poliziotti vengono impiegate nella ricerca di quattro rapinatori in fuga nella foresta che circonda Hong Kong. Sono pattuglie i cui responsabili, e sottoposti, sono in rivale competizione, ma proprio la caccia ai banditi riporterà tutti a un maggiore spirito di unità e di cameratismo.
Affascinante, nella sua classicità appunto, è la narrazione visiva, che è figlia del pluripremiato The Mission e si evolve con la più recente passione di To per i western alla Sergio Leone.
Più che i fatti o i dialoghi, conta la recitazione corale del gruppo di attori capitanati da Simon Yam, Maggie Shiu e Lam Suet: poliziotti, criminali e personaggi di contorno si muovono nella foresta come in un labirintico palcoscenico, senza quasi mai incrociarsi, agendo in una corale coreografia teatrale.
30 aprile '89/30 aprile '09. A vent’anni esatti dalla scomparsa di Sergio Leone, il FEFF ricorda il grande maestro con un doppio evento speciale: la proiezione del magnifico The Good, The Bad, The Weird, il capolavoro coreano con cui KIM Jee-woon ha devotamente riletto Il buono, il brutto, il cattivo, e la presenza in sala del celebre direttore della fotografia Dante Spinotti, appena rientrato da Los Angeles (post-produzione dell’ultimo Michael Mann: Public Enemy), e amico del mitico regista romano.Una serata davvero da non perdere, dunque, dove il western di KIM Jee-woon farà – nel verso senso della parola – la parte del Leone…
Vecchio big del FEFF (vinse, ricordiamo, l’Audience Award 2001 con The Foul King), e ormai noto in tutto il mondo (basti pensare a Two Sisters, autentico blockbuster horror, e all’ottimo Bittersweet Life, applaudito a Cannes 2005), KIM torna dunque a Udine per accompagnare il suo remake mozzafiato e anche per prendere parte al panel interamente dedicato al cinema coreano (tra gli ospiti, il direttore del Festival di Pusan Kim Dong-ho). Incredibile ma vero: The Good, The Bad, The Weird, presentato con enorme successo a Cannes 2008 e poi massicciamente distribuito in Europa, non era ancora mai approdato in Italia! Fortunatamente, ci ha pensato Far East Film. E non c’era davvero modo migliore per onorare, senza retorica, la memoria di Sergio Leone…
Tralasciando quello che, a mio avviso, è un titolo piuttosto infelice, devo ammettere che questo action fantasy mi è piaciuto, nonostante le (sempre eccessive) due ore di proiezione.
Mi è piaciuta l’ambientazione vintage-futuristica, in un Giappone che, avendo evitato la seconda guerra mondiale (no, non brucia affatto aver perso il secondo conflitto mondiale), non solo ha mantenuto una struttura sociale in cui la ricca aristocrazia domina su una moltitudine di gente poverissima, ma c’ha pure la Tour Eiffel!
Detto questo definire “demone” un, seppur agilissimo, ladro mascherato, mi pare quantomeno eccessivo, per non parlare del nome K-20 che mi fa subito pensare ad un sommergibile.
Il nostro ladro mascherato, ad ogni modo, non è certo un eroe positivo, essendo ladro ed essendosi messo in testa di rubare una tecnologia per la trasmissione “wireless”(!) dell’energia elettrica allo scopo di sfruttarla per conquistare il mondo!!!
Prendete Braccio di Ferro, Hulk, Primo Carnera il gigante buono, Arnold Schwarznegger nei panni di un agente dell'Fbi in un asilo, il Ragazzo dal kimono d'oro, Nikita e Bruce Lee. Scolatevi due bottiglie di tequila, sale e limone e pensate a un film. A meno che non siate thailandesi, per cui non servono gli alcolici.
In quest'ultimo caso, ecco pronto Somtum, filmazzo di mezzanotte inoltrata per una piovosa domenical Feff.
La storia è semplice: un turista australiano, tanto enorme quanto tonto e privo di coraggio, dopo esser stato derubato di tutto viene "adottato" da una coppia di sorelline che lo portano a vivere nell'umile capanna bar sulla spiaggia gestita dalla povera madre.
Lui, il gigante, oltre a non saper recitare prende un fracco di botte in ciascuna delle occasioni in cui le due sorelline (una ladruncola bugiarda, l'altra nanocampionessa di kickboxing) si ficcano.
Takuro (Tsukaji Muga), cuoco cicciotto, vive una vita semplice e felice, nel suo ristorante, che tanto ricorda quello di kiss me licia, sempre pieno di clienti entusiasti della sua cucina, ma anche di amici.
Tutto ciò che manca a Takuro, adorabile facciotto, è l'amore.
Un bel giorno, come sempre quando meno te l'aspetti, l'amore arriva e si chiama Hiroko (Kitagawa Keiko) giovane e bellissima aspirante cameriera.
Purtroppo il nostro simpatico eroe adiposo è troppo ossessionato dalla bellezza esteriore e, quando si dichiara alla sua bella commette uno dei "fatali errori": dimentica di dirle che è anche bella dentro.
Hiroko, contrariata se ne va, lasciando lo sprovveduto nuovamente solo, triste e sovrappeso.
La svolta arriva invece attraverso "handsome suit", un vestito che può trasformare chiunque in un individuo fastidiosamente bello.
Davvero esilarate anche il vestito stesso, a metà tra omino michelin e il mostro gigante dei visto nel mitico Ghostbusters!
Ecco quindi l’eroe bruttino trasformarsi in un supermodello richiestissimo e adorato da stuoli di donne che vanno letteralmente in delirio per lui, si capisce come tutto questo rischi però di fargli perdere di vista tutte le cose realmente belle ed importanti che la sua vita normale possedeva.
Come se non bastasse, smesso il “bel vestito” e rientrato al ristorante, incontra la nuova cameriera, la dolce e burrosa Hone (Oshima Miyuki), con la quale Takuro ha da subito un’intesa perfetta.
Questa commedia divertente, a tratti, commovente ha, secondo me, qualcosa di speciale: l’umanità di Takuro, una di quelle umanità un po’ alla Forrest Gump, lo sfigato che può farti ridere e, pochi istanti dopo, commuovere.
Prendete un ciclista con evidentissimi problemi di karma, un coach cardiopatico, un disgustoso truffatore uxoricida, lo staff di un’impresa di pompe funebri, alcuni trafficanti di droga e, caso mai non bastasse, prendete anche due aspiranti killer e due poliziotti mediamente imbranati. Poi, come facevano le tre parche, non ponetevi troppi scrupoli e divertitevi ad annodare il filo dei loro destini. Cosa otterrete? Se siete bravi, ma bravi davvero, otterrete il plot di Crazy Racer: una commedia tanto nera quanto frenetica!
Sequel ideale – non effettivo – dell’ottimo Crazy Stone, visto e applaudito a Far East Film nel 2006, il nuovo gioiellino firmato dal signor Ning Hao insegue una valigetta piena di denaro e condensa in cento minuti qualunque genere di virtuosismo: sia sul piano narrativo, moltiplicando simmetrie e corto circuiti, sia sul piano espressivo, utilizzando macchina da presa e montaggio senza rispettare i limiti di velocità. Anzi: per violarli tutti.
Consapevole del proprio talento, e consapevole dell’adorazione che gli cresce progressivamente attorno (quella del pubblico, documentata dal box office, e quella dei colleghi, documentata da numerosi calchi), l’enfant prodige del nuovo cinema cinese non risparmia sulla filosofia del born to run, non risparmia sui guizzi pulp e non risparmia neanche sull’umorismo: il mix è perfetto, funziona benissimo, e quando la sovrabbondanza offusca la linearità, ecco che una risata (o, semplicemente, un sorriso) mette subito ordine e ristabilisce l’equilibrio…
Ning Hao sarà presto fagocitato dal vorace showbiz occidentale, c’è da scommetterci, e il suo piccolo grande Crazy Racer, così ricco di affinità con Guy Ritchie (pensiamo a Lock & Stock e Snatch, ovviamente, non certo all’abominevole remake di Travolti da un insolito destino), potrebbe già rappresentare la carta giusta.